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150° anniversario dell'Unità d'Italia

Per l'anniversario dei 150 dell'Unità d'Italia, si terranno delle manifestazioni anche a Torino, 1° Capitale d'Italia. La sfilata della 84°Adunata nazionale dell'ANA (associazione nazionale alpini) si svolgerà a Torino il 7 e 8 maggio 2011 e sarà una, delle molteplici manifestazioni. Per questa occasione stiamo realizzando, siamo tre scultori di Collegno (To), un monumento interamente in legno che verrà esposta in una piazza importante del Comune di Torino. in allegato le fotografie dell'avanzamento dei lavori.
Misure: scultura, 175 x 130 cm; tronco di rovere, 400 x 80 cm.

Breve storia dell'unità d'Italia
Dopo diversi sanguinosi moti rivoluzionari e durante le guerre di Indipendenza, l'Unità d'Italia era ancora lontana. La svolta avvenne a metà del 1860 grazie a Giuseppe Garibaldi, aveva combattuto in favore di diversi popoli latino-americani ma che aveva avuto non pochi motivi di amarezza nella sua terra. La notizia delle rivolte in Sicilia e in altre zone del Meridione dopo che, alla morte di Re Ferdinando II, era salito al trono del Regno delle Due Sicilie il figlio Francesco II, spinse Garibaldi ad agire.
Da tempo l'eroe nazionale si stava preparando, con i suoi pochi uomini e il sostegno economico di alcuni borghesi liberali, a una spedizione in Sicilia. Il 5 maggio 1860 ritenne che fosse giunto il momento di tentare quella che a molti sembrava un'operazione militare destinata alla sconfitta. Gli furono messi a disposizione due battelli a vapore per portare un migliaio di uomini, armi e viveri verso la Sicilia partendo da Quarto, ad ovest di Genova, nei pressi di una grande casa patrizia. L'operazione fu protetta dalla Gran Bretagna, le cui navi "nascosero" la navigazione dei battelli.
Iniziò così l'avventura delle mille camicie rosse, che sbarcarono a Marsala, sulla costa ovest della Sicilia, l'11 maggio, ben accolti e aiutati dalla popolazione locale. Il primo scontro decisivo con le truppe borboniche avvenne, quattro giorni dopo, il 15 maggio, a Calatafimi, dove i Mille riportarono una vittoria che aprì loro la strada di Palermo. Qui, però, la resistenza borbonica fu più accanita e la battaglia durò tre giorni. Alla fine le forze garibaldine, il 27 maggio 1860, conquistarono la città seconda capitale del Regno, dopo Napoli. La notizia della caduta di Palermo fece il giro dell'isola incoraggiando la popolazione di molti centri a insorgere, mentre andava aumentando il numero dei volontari che seguivano Giuseppe Garibaldi. Quasi due mesi dopo avvenne lo scontro decisivo contro la resistenza delle truppe borboniche, che si erano concentrate a Milazzo per impedire ai garibaldini la traversata dello Stretto di Messina. Un mese di preparazione e poi, il 20 agosto, le camicie rosse sbarcarono in Calabria. È in questa fase della spedizione che in segno di ringraziamento verso la Gran Bretagna per l'aiuto prestato, Giuseppe Garibaldi donò la bandiera, che era stata issata sulla nave "Il Lombardo" ed era divenuta il simbolo della spedizione, al console britannico che per alcune miglia accompagnò l'avanzata portando il tricolore. Gli uomini di Garibaldi avanzarono speditamente, incontrando una scarsa resistenza, debellata anche con la collaborazione degli insorti locali, lungo la strada che portava a Napoli, capitale del Regno. Il 7 settembre Giuseppe Garibaldi, insieme con le sue truppe, entrò a Napoli per poi affrontare in modo decisivo, sul fiume Volturno, quello che rimaneva dell'esercito borbonico. La vittoria, il 1 ottobre, apriva a Giuseppe Garibaldi la strada per Roma. Ma la politica del governo piemontese fermò i garibaldini per timore di una reazione internazionale a difesa dello Stato del Papa e del potenziale pericolo della nascita di una Repubblica del sud.
L'esercito piemontese procedette velocemente alla conquista delle Marche e dell'Umbria sconfiggendo, il 18 settembre 1860, le truppe Papa a Castelfidardo, e, in poco più di un mese, arrivò a ricongiungersi alle truppe garibaldine, evitando così, sul nascere, ogni possibile "rischio" di nascita di una repubblica meridionale. Il 26 ottobre avvenne, nei pressi di Teano lo "storico" incontro tra Vittorio Emanuele II e Giuseppe Garibaldi, che consegnò simbolicamente nelle mani del Re l'Italia meridionale. Ma, formalmente, soltanto nel febbraio del 1861 avvenne la proclamazione del nuovo Regno d'Italia, con capitale Torino, costituito da Regno di Sardegna, Lombardia, Toscana, Emilia, Umbria, Marche e tutta l'Italia meridionale liberata dalla spedizione dei Mille. Nel 1865 la Capitale fu spostata più a sud, cioè a Firenze, dove rimase fino al 1871. Nel frattempo, lo Statuto Albertino divenne legge di tutti gli italiani.
All'Unità italiana mancavano ancora alcune regioni dell'est, occupate dagli Austriaci, e Roma, fermamente difesa dall'esercito del Papa e dai suoi alleati francesi. Ci volle una terza guerra d'Indipendenza per ottenere, con la Pace di Vienna del 13 ottobre 1866, la Venezia Euganea, anche se il Trentino e la Venezia-Giulia continueranno ancora per molti anni a far parte del Regno d'Austria, e soltanto a prezzo di molto sangue e di una guerra mondiale ritorneranno all'Italia.
L'altra questione aperta era quella "romana": essa tormentava assai Giuseppe Garibaldi, che aiutò un primo movimento insurrezionale, votato al fallimento per la preponderanza delle truppe francesi, contro le quali si scontrò egli stesso. Il 26 ottobre 1867, infatti, i suoi uomini riuscirono a sconfiggere a Monterotondo, a nord-est di Roma, i Francesi, i quali si presero però la rivincita una settimana dopo sconfiggendo le camicie rosse e costringendole al ritiro. Soltanto tre anni dopo, la sconfitta di Napoleone per mano dell'esercito prussiano e il conseguente ritiro da Roma delle truppe francesi spinsero il governo italiano a completare l'unificazione interrotta. Dopo alcuni tentativi, falliti, di pervenire a un accordo pacifico con Pio IX, cinquantamila uomini delle truppe reali, sotto il comando del generale Cadorna, furono inviati alla conquista di Roma. L'assedio fu molto breve e, praticamente, quasi senza colpo ferire; dopo aver aperto con i cannoni una breccia nelle mura di Porta Pia, il 20 settembre 1870, le truppe italiane entrarono nella città eterna accolti dall'entusiasmo della popolazione. Pio IX rifiutò la situazione e si chiuse nell'isolamento del Vaticano: soltanto molti anni dopo il Concordato tra la Chiesa e lo Stato italiano portò ad una conciliazione dei rapporti tra il potere temporale e quello spirituale.
Con la presa di Roma, anche il Lazio, plebiscitariamente, decise la propria annessione al Regno d'Italia, e il Parlamento italiano votò, il 21 gennaio 1871, il trasferimento della capitale a Roma.

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